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Milano, truffe agli anziani, quattro arresti: così prosciugavano i conti dei pensionati


Truffare gli anziani o persone che appartengono i generale alle fasce deboli «è un reato grave tanto quanto la rapina, se non più grave, non solo per il danno economico ma per quello psicologico che devasta le vittime che perdono la propria autostima e la consapevolezza di farcela da sole».

A sottolineare la «gravità dell’allarme sociale» del fenomeno è stato oggi il procuratore aggiunto di Milano Riccardo Targetti, responsabile del pool che si occupa dei delitti contro il patrimonio e delle truffe, nel corso della conferenza stampa per illustrare l’operazione che stamane ha portato a quattro arresti e a una raffica di perquisizioni. «Per questo vorrei dire – ha proseguito Targetti – che lo Stato c’è. Fa fatica ma ogni tanto ottiene buoni risultati». «Persone che commettono questi reati sono spregevoli perchè si approfittano dei più deboli, per cui noi stiamo intervenendo». Infatti il dipartimento guidato da Targetti sta coordinando altre indagini, alcune delle quali già definite con processi, uno dei quali si è concluso di recente con pene fino ai 10 anni di carcere in abbreviato. Targetti poi ha lanciato un appello davanti alle telecamere e ai taccuini chiedendo venga divulgato il più possibile.

L’obiettivo è mettere in guardia gli anziani dai vari tipi di truffe scoperte in questi anni, come quella del «falso nipote», e fare in modo che si avvertano subito le forze dell’ordine. «In Italia – ha spiegato – non è prevista la libertà dietro pagamento di cauzione, come si vede nei film americani. Se si presenta qualcuno spacciandosi come operatore delle forze dell’ordine e chiede soldi per evitare l’arresto di un nipote o un parente, è un truffatore». E poi: «Oro e preziosi sono eterni, non intaccabili da qualsiasi prodotto. Per cui se finti dipendenti del gas vi chiedono di avvolgere i vostri gioielli in uno straccio per poi controllarli è solo perchè ve li vuole rubare». E ancora: «Le banche non mettono in circolazione banconote false. Se si presenta qualcuno e si qualifica come dipendente di banca incaricato di ritirare banconote false messe in circolazione per errore, è un truffatore».

LA STORIA
«Sono stato in banca, questi soldi io non ce li ho e la banca non me li dà. Non so dove trovarli. ». Così un anziano tra quelli truffati dalla banda smantellata stamane a Milano, si rivolge al suo aguzzino disperato temendo il peggio in quanto «già rovinato». «Non ci posso fare niente – è la risposta dall’altra parte del telefono – (Se si, ndr) aggrava la sua posizione, sono problemi suoi». È l’unica telefonata agli atti dell’indagine della Procura che ha portato in carcere 4 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre 25.

All’uomo, già «munto» a sufficienza per l’abbonamento a una delle false riviste delle forze dell’ordine, vengono chiesti ancora soldi ma lui non sa proprio come recuperare il denaro. L’operatore del call center, pur di recuperare i soldi, inizialmente ventila al malcapitato un trattamento di favore: «Io quello che ho potuto fare – gli dice – ho fatto (…). Più che dirle le faccio una dilazione in tre rate da 1100 non posso fare..(…). Io ieri ho fatto scivolare la pratica nel cassetto, non posso più aspettare».

Dopo di che la minaccia: «Faccia quello che le ho detto se no non posso più bloccare le pratiche e andranno alle vie legali. È un consiglio che le dò». E l’anziano rassegnato: «Tanto mi avete già rovinato tra tutti». Tra i vari documenti raccolti da inquirenti e investigatori anche l’elenco con i nomi delle vittime con a fianco di ciascuno annotazioni del tipo «Non chiamare, avvocato» o «il marito è un poliziotto, non richiamare più parte denuncia» o ancora «10 telefonate». Si tratta di appunti, come è stato spiegato, che testimoniano come la ‘bandà fosse ben organizzate e contasse sulla complicità degli operatori del call center, in gran parte indagati.

Categorie:Truffe alla famiglie ed anziani

Famigliaweb

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